Lugano Scacchi                                                         Circolo Scacchistico Luganese 1917

 

LUGANO SCACCHI

 

     Circolo -  Campionato -  Agenda 2009 -  SGM 2008/09 -  Ultime Notizie -  TorneiRivista Ticino Scacchi - Ticino Scacchi - Gioca adesso  

 

 

Storia 1917

 

 

Cronache diverse dal 1917 al 1992:

 IL VIGNETO DELL'UVA  A  SCACCHI


Telenovela in  75 puntate  sulla vita del  Circolo  Luganese
( Adattamento in libertà vigilata di Fabio Branca )

 

1.   IL VAGITO

 

      Caffè Federale; 24 settembre 1917, ore 21 circa.

Su iniziativa del Sign. Dürr, già presidente dei vigneti  di  Burgdorf 

e di Locarno, alcuni Luganesi lungimiranti e pieni di iniziativa

interrarono le prime barbatelle.

Il terreno apparteneva ad un certo signor Gerosa proprietario del

 Caffè Riviera, era sconosciuto ai più e assolutamente incolto.

I nostri cintarono il tutto con un alto steccato e affissero all'entrata

il seguente annuncio:

            «I sottoscritti dichiarano di aderire alla costituzione di un Circolo degli

             Scacchi in Lugano, con sede al Caffè Federale, sotto gli auspici e

             secondo le norme della Società Svizzera degli Scacchi, mediante

              il pagamento della quota annuadi Fr. 2,50.»

                                                 

2.     SHANGRI-LA

 

         La vallata tutta (il paese era piccolo e la gente... mormorava)

ne venne a conoscenza:

- Ma come, si può produrre Uva a scacchi?

- Che roba sarà?

- Che vino ne uscirà?

 

Così, ben presto, altri entusiasti e molti curiosi si fecero avanti e chiesero il permesso di venire a piantare e a raccogliere uva nel nuovo vigneto.

Ogni volta il nucleo dei fondatori si riuniva, controllava che il richiedente fosse in regola con il comune senso del pudore dell'epoca, intascava un corposo obolo e lo ammetteva al suo interno.

I soci si riunivano solo quando gradivano farlo, discutevano dei diversi vitigni, facevano programmi, ridacchiavano delle viti più mal messe e si affrontavano in idilliache sfide degustando in modo pio i succhi del loro lavoro.

 

3.     ULTIMATUM

 

        Quasi subito purtroppo, il solito megalomane-esibizionista di turno, pensò di organizzare delle sfide annuali per stabilire chi fosse il miglior produttore del gruppo; chi insomma se la cavasse meglio con l'Uva a scacchi.

L'idea fu accettata a patto che si rispettasse l'articolo 8 dello statuto sociale che recitava solennemente:

 

                  « Le partite giuocate nel locale del Circolo

                     non possono essere interessate »

 

Si istituì così una manifestazione annuale che per semplicità fu denominata  «Campionato sociale del Circolo Luganese ».

Ed ecco che, dopo soli tre mesi, ...già si ebbero i primi disaccordi tra i diversi viticoltori; ciò diede evidentemente origine alla triste nomea che accompagnerà tale sfida fino ai nostri giorni.

Nel frattempo il podere cambiò fattore e, seppur non parvi vero, i nostri viticoltori minacciarono (sì, loro minacciarono!) di andarsene e di trapiantare le viti al Caffè Peroni fino al ritorno del precedente padrone (come poi avvenne).

 

4.       PENDULUM (1918)

 

          Eccoci così alla prima candelina.

Durante il taglio della torta i soci riuniti decisero all'unanimità che era il caso, onde far affluire nuovi interessati e potersi di conseguenza arricchire di nuove barbatelle, di aprire una rubrica sulla pagina agricola del Corriere del Ticino.

Pure la seconda trattanda fu promossa e si stabilì che, per meglio misurare il tempo impiegato dalle diverse viti per produrre, era il caso di procacciarsi un apposito orologio da porre sul bancone al momento della pesa delle Uve a scacchi.

Per la posizione che assumeva, il nuovo apparecchio fu denominato «orologio da tavolo».

Il suo funzionamento aveva del miracoloso e qualche lacrima di sanguigna emozione dovette pur scorrere sui barbuti volti dei presenti.

Era la macchina perfetta e fu ammirata e idolatrata da tutti; e tutti pensarono di avere, grazie ad essa, immediatamente estirpato

la gramigna che già infestava il loro torneo annuale.

Poveri illusi.

L'uomo era ancora superiore alla macchina.

La razza umana presente nel recinto poi, in quanto a capacità di creare ingorghi mentali, non aveva eguali nel globo intero!

 

5.       DIO  BACCO - SCACCO

 

          Sei mesi più tardi ritroviamo i nostri baldi giovani nuovamente riuniti e questa volta con i cuori in «fermentazione ».

Si presentava loro una grande opportunità.

Si aggirava infatti a quei tempi in Europa il miglior coltivatore mondiale di Uva a scacchi; un esperto tra gli esperti, un vero gourmet del loro prelibato vino che sapeva assaporare con gioia e che pubblicizzava con successi incredibili nel mondo intero.

 

Codesto Dio Bacco-Scacco dell'epoca rispondeva al nome di Emanuele Lasker.

Si aprì una sottoscrizione ed egli fu subito invitato a Lugano dove tenne un'apprezzatissima conferenza in simultanea ai soci del vigneto e della quale, purtroppo, non abbiamo il resoconto.

 

6.       MALIGNITA` (1920)

 

          Giungiamo così al 1920 dove ci duole osservare come il Campionato sociale fu sospeso a causa della «... mancanza di buona volontà di parecchi partecipanti a voler finire le partite»

( cioè il controllo delle uve ).

La coppa venne comunque assegnata ed il prescelto fu il

Dottor Sommaruga che, fonti assolutamente inattendibili, dicono essere stato favorito sugli altri dalla particolare inflessione dialettale della desinenza del suo nome, la quale ricordava loro gli agognati frutti del vigneto (üga).

I tre tomi disquisivano sul come trattare le viti, le uve e i vini.

Queste tre branchie della letteratura dell'Uva a scacchi furono in seguito ribattezzate coi nomi di apertura, mediogioco e finale.

Ciò avvenne quasi per scherzo durante una gaia cenetta a base di tacchino abbondantemente innaffiato con fermentati mosti di uve meno nobili.

Un bel branco di pazzerelloni i nostri antenati!

 

 8.     FRANK  O' BOLLS

 

Contemporaneamente si intrattenevano corrispondenze epistolari con il circolo di Friburgo della durata di vari mesi per stabilire chi producesse il vino migliore.

Anche questo scambio di vedute in lontananza mutò poi il suo nome che divenne «Partita per corrispondenza» ( nel senso che partite di Uva a scacchi venivano spedite...).

 

Tra le mura cantonali ci si intrattenne con gli altri vigneti fino a provocare la genesi della Coppa ticinese di Uva a scacchi che ancora oggi esiste sotto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita di «Campionato ticinese individuale di scacchi».

 

  9.      ENOLOGO  ALCOOLICO  (1922)

 

Nel 1922 una nuova stella enologica splendeva nel firmamento a scacchi; era quella di Aliekine, futuro Campione fra i campioni, esimio esperto di vini a scacco e, purtroppo, non solo di quelli

(verso la fine della sua fulgida carriera la sua stella si gonfiò al punto da trasformarsi da enologica in alcoolica).

Nella simultanea del 12 gennaio a Lugano però dimostrò tutto il suo talento convincendo facilmente della sua supremazia 22 associati e lasciandone perplesso solo uno: il solito Sommaruga (+ 22  =1 -0).

Non soddisfatto ne convinse altri otto il giorno seguente senza neppure degnare di uno sguardo i loro nuovi progetti.

Questo tipo di conferenza poco democratica fu poi denominata, chissà perché, Partita alla cieca.

 

10.       IL  MALE  OSCURO  (1923)

 

            Un anno più tardi scese dal nord un manipolo di agguerriti esperti di Uva a scacchi proveniente dal primo vigneto cantonale: quello di Locarno.

Pur stravincendo per 11 a 3, e dimostrando così la superiorità dei prodotti luganesi, un nuovo elemento di inquietudine venne ad aggiungersi alla gramigna del Sociale: l'assenteismo ingiustificato.

Alcuni viticoltori di casa infatti non si presentarono alla disfida ciò che obbligò il Sommaruga a vedersela con ben quattro avversari contemporaneamente per salvare l'onore dei nostri.

 

11.       L' ISOLANO  (1929)

 

            Ed eccoci proiettati d'un balzo nel '29.

Fu l'anno in cui mosse i primi passi nel vigneto colui che doveva diventare la figura di spicco tra i viticoltori di Uvascacchi della nostra regione.

In una nebbiosa mattinata tardo autunnale sbarcò, proveniente da Campione d'Italia, il Signor Plinio Bezzola.

Il popolo del vigneto lo ricorderà poi con grande rispetto riconoscendogli pregi sportivi e morali che gli permisero di distinguersi per decenni come la figura di spicco del Circolo.

 

12.       ROMANTICISMO

 

            Contemporaneamente l'allora presidente Ing. Rusca sborsò di tasca propria 20 franchi da indirizzare, a nome de Circolo, al

Club d`Echecs di Losanna (un vigneto in particolari difficoltà finanziarie forse a causa di una irriverente grandinata).

Erano tempi romantici durante i quali i diversi adepti delle differenti case vinicole si interessavano della sorte dei loro confratelli lontani  e, forse, ignoti.

Erano tempi di una mutua assistenza sotto l'unica bandiera dell'Uva a scacchi.

Erano altri tempi...

 

13.       DEMENAGER  (1930)

 

 Ma eccoci all'improvviso e misterioso trasferimento del 1930 in un altro podere  chiamato Bar Golf.

Le viti erano però state accudite splendidamente negli anni precedenti tanto da non risentirne e, tutto sommato, il trasloco avvenne senza grandi perdite.

 

14.       PORTOGHESI

 

             Il gruppo dirigente e gli associati si videro però costretti ad accettare un compromesso con chi entrava ormai giornalmente nel nuovo vigneto senza averne diritto.

Questi arraffatori rubavano segreti, trafugavano scoperte, manipolavano le uve altrui e usufruivano di vanghe e zappe senza pagare una cicca.

Per risolvere questo problema, che tante situazioni imbarazzanti provocava, si decise di:

 

A)  Evitare interventi con la forza bruta (alcuni membri tra i  

       più esagitati già propugnavano l'allestimento di apposite

       squadracce di Vigilantes di nero vestite).

 

B) Tralasciare di adire le vie legali (era infatti loro ferma intenzione

       risolvere la questione ancora in questa vita).

 

C) Proporre agli abusivi una sorta di concubinaggio con i viticoltori

      ticinesi non riconosciuto dalla più moralista Federazione svizzera

 

In sostanza questi signori avrebbero avuto il diritto di dirsi viticoltori a Bedretto o a Piandera ma non a Carouge o a Nebikon.

Proprio un bel pastrocchio!

Di esso dobbiamo ancora oggi pagare le tasse di successione, ma dopo 50 anni di animate discussioni al riguardo è stato finalmente chiarito a norma di legge la situazione di questi  «uvascacchivori ».

In sede di assemblea si riconoscono infatti loro gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri associati (Avv. Fabio Soldati, anno del Signore 1991, 30 dicembre, ore 18 e 45).

Punto e a capo.

 

15.       RECORDS  (1932)

 

            Paradossalmente questo cambiamento rigenerò molti soci

tanto da portare il signor Geering, due anni dopo, ad aggiudicarsi il titolo di Campione sociale con incredibili ed allucinanti 23 punti e mezzo (per la cronaca segnaliamo che secondo e terzo finirono rispettivamente Masoni e Lüdke con 21 punti a testa).

Ogni commento parmi superfluo...

 

16.       THE  «BEDIGLIORS MANN»   (1934)

 

             La marea dell'entusiasmo raggiunse comunque l'apice due primavere più tardi allorquando, ancora più incredibilmente, Masoni trionfò nel medesimo torneo con un insaziabile 29,5 su 34 seguito da Scheiber con solo, si fa per dire, 27 punti e mezzo.

Certo a quei tempi la sera non c'era ancora la TV,comunque...

Spulciando l'elenco dei partecipanti troviamo pure classificato con 16 punti il signor Amadò Augusto.

 

Costui altri non era che il padre del nostro attuale socio Amadò Renato (Fior di Loto per gli amici o Colonnello Rompiglione per l'altra metà del mondo) e commise l'incredibile leggerezza di iniziare lo spigoloso rampollo dodicenne alla viticoltura, con le tragiche e nefaste conseguenze che tutti i blitzisti d'oggigiorno conoscono.

Nel medesimo periodo si disputò un incontro amichevole con il circolo di Varese e i nostri si imposero brillantemente.

 

17.       BEGHE  (1935)

  

            Ma ogni rosa ha le sue spine ed una di queste versò il primo sangue tra due vigneti sottocenerini per l'assegnazione del titolo cantonale (Chiasso e Lugano).

 

18.       ALIENI  (1936)

 

            Sopraggiunsero poi temporali improvvisi ed inattesi che scaricarono la loro ira sulla sede tanto da ridurre le possibilità motorie dei coltivatori a causa di ristrettezze di spazio.

L'Uva a scacchi non era ormai più una novità e i tempi mutavano tanto che parte del vigneto venne occupato da altri personaggi in altre faccende affaccendati.

Seppur ingabbiato il Circolo sopravvisse e i grappoli continuarono a dare i loro frutti.

Nella seduta del comitato del 24 maggio 1936 (qualche mese più tardi Orson Wells avrebbe seminato il panico in tutta l'America descrivendo sulle onde della CBS lo sbarco dei marziani) si pensò addirittura di organizzare amene gite con discussioni fuori sede in quel di Agnuzzo, Caprino o Gandria.

La proposta non trovò però l'appoggio del socio Nessi, secondo il quale...

Fu l'ultimo sussulto prima della grande crisi vinicola che seguirà poi.

Le rigogliose viti vennero vieppiù dimenticate e mal curate, ciò anche a causa dell'oscuro periodo storico.

Un immane uragano stava infatti per abbattersi sul mondo e i soci del vigneto diminuirono sensibilmente, l'attività vinicola regredì come pure gli incontri-sfida esterni ed interni (il Sociale del '37-38 annoverò la miseria di 6 partecipanti).

 

19.       BEZZOLA  (1945)

 

            Poi la bufera esaurì la sua ira e i nostri si riorganizzarono.

A rivitalizzare i rinsecchiti filari fu chiamato il signor Bezzola che poté fregiarsi del titolo di «ESPERTO» durante le sedute del comitato.

 

Di seguito gli venne affidato un incarico nel gruppo che si occupava della Stampa e della Propaganda in vista del Torneo uvascacchistico svizzero del 1945.

 

Lo stesso anno il buon Plinio si aggiudicò pure il suo primo di tanti Campionati sociali e organizzò delle conferenze illustrative sul come operare con le viti che innalzarono di non poco le capacità vinicole di chi le seguì.

 

Alla fin fine giunse a furor di popolo al timone del vigneto: erano le 23 e 30 del 14 gennaio 1949.

Subito gli adepti vennero divisi in tre categorie (precedentemente erano solo due) e nella A vinse, manco a dirlo, il «capitano» con la

«bezzecola» di 20,5 su 21.

I soci raggiunsero il ragguardevole numero di 73, ci si confrontò più volte con gruppi di viticoltori italiani e si decise, sempre e ancora su iniziativa di Bezzola, di creare una Federazione ticinese per meglio coordinare il lavoro nei diversi poderi rossoblu.

 

20.       EREDITARIETA`  (1949)

 

            Nel frattempo ci si trovò costretti ad intimare ad un socio di riconsegnare riparato uno degli orologi da tavolo che aveva usato e guastato durante una pesatura avvenuta oltre la recinzione del territorio sociale (di nuovo è d'obbligo un parallelo con le   «distruzioni di massa» che subiscono durante i Blitz le nostre macchinette; senza poi parlare delle loro premature e sospette sparizioni... ).

 

23.       MASS - MEDIA

 

             Un mese più tardi fu convocata la riunione annuale durante la quale si propose al segretario-cassiere-tutto fare Zambianchi di accettare una ricompensa in denaro quale tangibile ringraziamento per la gran mole di lavoro svolta in favore del Circolo.

Iron Enzo però la rifiutò ritenendosi sufficientemente gratificato dal riconoscimento morale appena ricevuto per il suo operato.

L'assemblea ringraziò e tenne in cassa.

 

Una nuova grana scoppiò comunque infallibilmente.

Una commissione stampa era stata approntata per elaborare un nuovo programma destinato all'Uvascacchi sul Corriere del Ticino, ma ad una lettera indirizzata a certo signor Testorelli operatore del giornale...

A gettar  acqua sul fuoco dell'ira funesta dei viticoltori luganesi, Bezzola in testa, intervenne fortunatamente, come abbiamo visto,

l'avvocato Pozzi.

La sua arringa impedì infatti azioni terroristiche di rappresaglia nei confronti del quotidiano (pare che i più esagitati proponessero un raid notturno con presa in ostaggio di tipografi e redattori) e favorì una soluzione bonale del quiproquo attraverso sentieri ufficiosi e informali.

L'assemblea ingoiò anche questo rospo e votò la fiducia al Comitato.

 

24.       DECADENZA  (1954)

 

             Un anno più tardi le cariche della Federazione ticinese dei viticoltori passò al nostro Circolo (a quei tempi si usava così essendo pochi i vigneti associati) ma il carico di lavoro cominciava purtroppo a pesare sulle spalle dei valorosi dirigenti.

Ciò anche perché non ripagati nè da una corroborante partecipazione alle sfide annuali, nè dalla presenza in sede durante le ore dedicate alla cura del vigneto.

Malgrado ciò ci si adoperò per organizzare una sfida col circolo di Como.

 

25.       SEPARATI IN CASA  (1957)

 

            Bezzola, duro, reagì a questo stato di cose organizzando delle lezioni teorico-pratiche di tattica e proponendo pure l'organizzazione del Campionato svizzero per l'anno 1957 (Se ne occupò poi il socio Hindelbrand).

 

Nel frattempo Zambianchi si sposò e prese seriamente in considerazione l'eventualità di realizzare un po' di tempo da dedicare alla di lui gentil Signora onde poter assolvere ai suoi piacevoli doveri coniugali.

Fu una battaglia interiore dolorosissima e non priva di ripensamenti, ma poi, sebbene a malincuore, si pronunciò in questo senso e si dimise dal Comitato.

 

26.       IL  «MOSTRO»

 

            A sostituirlo fu chiamato Pierino Pierin Destefani che ancora oggi, saltuariamente ma rigorosamente dalle 16 e 28 alle 17 e 36, frequenta il nostro vigneto.

La scena che si presenta agli occhi degli osservatori più attenti è a volte veramente spassosa.

Subito dopo aver varcato il cancello, ul Pierin, si guarda attorno nella agognante ricerca del Paolino Gianola.

Se la fortuna gli sorride, e il suo avversario preferito è lì in sede, la sfida ha inizio.

Ul Pierin si rivolge immediatamente alla donna a ore (di solito bosniaca, paraguaiana o guatemalteca) e ordina un  «mostro» rigorosamente temperato.

L'uso appropriato della lingua di Dante però non lo aiuta molto; infatti dopo il primo sorso stupisce ed esclama: -Ostia,coma l'è frec!- e perde un attrezzo.

Inizia allora una specie di aspirazione labiale riscaldante con particolare sottofondo sonoro quadrifonico che lo obbliga a bisticciare col bicchiere più che a giocare

Agitato si rifugia nel pacchetto di Gallant, ne estrae una e, con una certa regolarità, le dà fuoco... dalla parte del filtro.

Attimo di sorpresa e sfugge al matto per un pelo.

Dopo aver sdegnosamente rifiutato l'eventualità di gettarla comincia una sorta di operazione a cuore aperto nel tentativo di riprestinarne il normale funzionamento (il tutto mentre l'impietoso avversario prediletto gli disegna geroglifici tra le viti in un fastoso carosello di carriole stracolme).

Riattizzato il braciere s'avvede dello stato patetico del suo orto ed esclama interdetto: - Ma guarda lì , ma guarda un po'!

Si lancia allora in improbabili opere di tamponamento e in rapide incursioni in territorio nemico illudendosi di complicare il gioco a suo favore.

Ciò gli costa gli ultimi spiccioli di lucidità cosicché, al calar dello stendardo, sbotta: - Il tempo, m'è nai ul temp. Facciamone un'altra!

Sorrisino ironico e seminascosto del Gianola e la sfida riprende più gaia e spensierata di prima...

 

27.       SUSLOV  (1961)

 

             D'un balzo eccoci giunti al 1961 (crisi di Cuba).

Fu quello l'anno in cui venne lanciato sul mercato vinicolo il Torneo blitz Sommaruga e fu pure quello della grande rentrée di un ex ruspante giovanotto di bella presenza, viticoltore ormai di secondo pelo, del quale abbiamo accennato nel capitolo ventesimo.

Egli si riaffacciò sul palcoscenico del Circolo e con sicurezza si fece avanti.

Venne accolto con cortesia e signorilità che ricambierà con una fedeltà totale o quasi (vedremo poi il perché); per il vigneto luganese diede i suoi anni color pisello dimentico o quasi del mondo tutto.

Fu un amore travolgente ed assoluto che tanto gli tolse ma che tanto seppe pur dargli se ancora oggi, estinta la naturale passione giovanile, la sua vita continua ad essere condizionata da quel senso di «sadopossessismo» nei confronti del Circolo che solo un viscerale sentimento può alimentare continuamente.

Ma chi è il nostro eroe?

Chi si nasconde dietro così mal celate passioni?

Voi vi chiederete: -Sarà lui o non sarà lui?   Sarà lui o non sarà lui?

Cerrrto che è lui!

Giovannini Ciano da Caslano; il Suslov del vigneto da ormai 32 anni

(colui che intimamente si dice:  -Il Circolo? C'est moi!).

 

Ritroviamo a quel tempo i filari in condizioni migliori.

Forse grazie ad una conduzione più rigorosa (Zambianchi aveva lasciato la mogliettina a casa ad attenderlo ed era ricomparso in sede per rimpossessarsi della carica abbandonata «il y a quattre ans ») tanto che ad una proposta di tale Maestro Eliskases di tenere una simultanea presso il circolo...

Giustamente, nel '62, si pensò di non poter sempre ed indefinitivamente far affidamento sul magnate signor Stilling e per questo si aumentò la tassa sociale che raggiunse così quota franchi 18 annui.

 

Si votò altresì una maggiore attenzione verso i «Portoghesi» di turno il che, a mio modo di vedere, non fu proprio un gran male.

 

28.       DUDE  (1962)

 

            Nel 1962 un secondo baldo giovane penetrò nottetempo nel recinto e gli restò indissolubilmente legato fino ad oggi.

Asciutto, pacato e orecchiuto si presentò col suo «disneyano» nome d'arte: Dumbo De Giorgi Gianni detto Dude, aspirante segretario - cassiere con l'assillo del replay e delle svicolate (provare per credere)

 

29.       «CONTEDINI» E GALLINE RUSPANTI

 

            Anno del Signore 1963.

Grandioso fu il festeggiamento per la vendemmia che venne contrassegnata dell'organizzazione del Torneo autunnale (... ma guarda un po'!?) di Lugano con la partecipazione di forti esperti ticinesi, confederati e stranieri.

Vinse un viticoltore italiano rispondente al nome di Contedini, ma probabilmente trattasi di errore di trascrizione.

Durante l'assemblea, alla quarta trattanda (nomina del nuovo Comitato), troviamo  «promosso» un'altra vecchia cariatide del nostro circolo.

Entrò infatti baldanzosamente nella numenklatura del vigneto Schneider Antonio detto poi  il Ruspante Capo (delucidazioni al riguardo al capitolo 62º).

 

30.       NIET

 

  Seguono ora altre tre osservazioni che rendono merito a questa eccezionale annata (1962).

 

a)  La signorina Teresina De Marchi, che consacrò la sua vita    

      all'Uvascacchi... senza mai prendere in considerazione la

      possibilità di accoppiarsi per produrre forze nuove, fu nominata

      Socio Onorario del vigneto.

b) Il Kursall di Lugano ospitò la sfida Svizzera - Italia.

c) Per la prima volta si associarono le Uve a scacchi alla scuola.

     Furono l'ing. Rovelli ed il dottor Brivio (nonno del nostro

     giovanissimo appassionato Giorgio) ad interessarsene, ma la

     risposta dell'autorità fu un siberiano «niet».

     Non vedevano, non vedono e non vedranno proprio mai

     il superbo valore formativo di questa attività?

     Che Caìssa li strafulmini tutti!

 

NOTA :  per i meno addentro alle questioni vinicole si precisa che

                 Caìssa non è l'ululato di un Cocker cui abbiano pestato

la coda bensì la Dea «patrona» delle viti a scacchi.

E le cose non sarebbero mutate nemmeno in futuro, come ci testimonia questo articolo degli anni ottanta...

 

31.       HT3: LA VENDETTA

 

            Titolo accattivante, vero?

Leggete allora quanto segue.

Un paio di anni fa, chi scrive, scese dai 1800 di Arosa orgoglioso come uno scolaretto che rincasa da scuola con un bel voto.

Alla clinica Sant'Anna per futuri viticoltori mi ero infatti classificato terzo con punti 5,5 su 7 (torneo principale 3 dei Campionati svizzeri individuali).

Giunto nella sede estiva del vigneto, presso il ristorante Moderno      (da Jacky), mi sentii  così apostrofare:

 

- Oh, cosa al sarà pö'? Te fai ul terz' in dal grüp trii; l'eva ul minim che ta duvevat fa'!

 

33.       ESAZIONI  (1964)

 

            Nel 1964 l'ufficio tassazioni del Circolo decise l'aumento dell'obolo sociale che fu portato a cts 2400 annui.

Entrò in società Griesenhofer e ritroviamo i soliti avvizziti problemi durante la disputa del Sociale (Ma va?).

 

34.       LA BANDA DEI QUATTRO  (1965)

 

            Anno Domini 1965: lo scisma.

Quattro moschettieri raccattarono le loro cose e uscirono dal vigneto sbattendo il cancello e provocando vibrazioni che raggiunsero il settimo grado della scala Mercalli.

 

I loro nomi?

Herklotz l'Invisibile (mai visto al Circolo negli ultimi 4 anni), De Maria l'Open, Giordano il Sociologo e ...

Sarà lui o non sarà lui? Sarà lui o non sarà lui?

Cerrrto che è lui!

Immancabilmente lui!

Giovannini Ciano da Caslano, il Don Perignon del Circolo.

 

A cosa fu dovuta questa scissione?

Ebbene, avete presente l'affresco dipinto sulla parete del Consiglio Federale a Berna?

Sì, proprio quello raffigurante parte dello storico Vierwaldstättensee con sullo sfondo Brunnen ed in primo piano idilliaci banchi di azzurrognole nuvolette?

Sì, vabbè; ma cosa centra?

Centra perché fu proprio in quel sito lì dipinto che si consumò il dramma.

Si  mormora, neanche troppo sottovoce, che tre dei quattro vignaioli scismatici avessero deciso di approfondire la conoscenza dei propri prodotti.

 

Su tale fatto non ci sarebbe proprio nulla da ridire.

perché continuare a produrre dell'ottimo nettare senza poi poterne apprezzare il color rubino, Il gusto corposo, il profumo inebriante e... gli effetti psichedelici?

Il problema non fu tanto nella scelta del cosa fare, bensì in quella del quando farlo.

Per farla breve, l'infelice decisione del saccheggio delle cantine sociali cadde proprio in occasione della trasferta in quel di Brunnen.

Il risultato dovette essere disastroso.

 

Voci fededegne proveniente da una località Cristian (a) in vicinanza del fiume Giordano ci narrano amenamente come fanteria, cavalleria e attrezzi pesanti venissero mandati avanti spavaldamente alla Wienckelried e sacrificati in massa a Dio Bacco -Scacco, il quale però non sembrò apprezzare molto tale strategia.

 

A coronamento di quella irripetibile giornata la raffigurazione di un piccolo Re nemico vittorioso fu scagliata attraverso una finestra, non senza aver prima pericolosamente sfiorato il cranio del suo teutonico padrone, in un raptus di alcoolica follia (per la cronaca la statuetta non venne più ritrovata ed ancora oggi giace esterrefatta in un cupo tombino della piazza del paese).

 

Tornati in sè e captati segnali di atroci sanzioni da parte del Comitato del Circolo i nostri tre cantinieri decisero, in combutta con Giovannini, di giocare d'anticipo e di abbandonare la fattoria materna.

 

Ebbe così origine un nuovo Circolo che avrà però vita effimera:

lo Scaccomatto.

 

37.       JUNIORS

 

            Guadato il melmoso corso di queste vespasiane incomprensioni eccoci giunti alla dependance del vigneto.

Quell'anno infatti 6 apprendisti viticoltori si appropinquiarono alle vigne, amorevolmente accuditi da «chioccia Schneider ».

Eureka!

 

38.       QUINTA COLONNA

 

            La primavera successiva, nuova Landsgemeinde e nuovi problemi legati al regolamento del sociale, ma anche successi a livello cantonale ...
Si glorifica pure una simultanea con il più iellato degli enologi mondiali: il GM Keres e, purtroppo, ..

 

Ma porca mucca!

Beghe, ancora beghe, sempre e soltanto beghe.

Ma che bel caratterino accomodante hanno questi viticoltori.

Notate poi che al termine del nostro istoriato manca ancora un quarto di secolo.

Dio salvi l'Uva Regina!

 

49.       STUDENTI  CECHI  E  OLIMPIONICI  (1968)

 

            Il 1968, oltre che per la Primavera di Praga (ricordiamo ai più giovani che in quell'occasione i Sovietici furono insigniti del Nobel per l'oculistica essendo riusciti a far vedere i carri armati ai Cechi...) e per i tumulti studenteschi, sarà ricordato dai viticoltori di Uva a scacchi come l'anno delle Olimpiadi scacchistiche di Lugano.

 

I migliori esperti mondiali e le compagini più agguerrite si diedero appuntamento sulle rive del Ceresio nell'antico rito dedicato agli Dei dell'Olimpo.

Viticoltori, accompagnatori, conferenzieri, venditori, giocatori e pure qualche cane passeggiavano nervosamente tra i vialetti del Ciani e sul quai gesticolando come esagitati e raccontandosi le solite noiosissime e stracotte fandonie di cavalli smarriti tra i filari, di torri d'avvistamento sciaguratamente distrutte dalle forze della natura e di alfieri con gli stendardi dell'Uva a scacchi miseramente periti in circostanze misteriose.

Come è tragica consuetudine i cani scodinzolavano accanto ai padroni e si lamentavano di aver seminato molto ma raccolto poco, mentre l'avversario dirimpettaio era riuscito ad ottenere dell'ottimo vino all'ultimo istante pigiando i pochi grappoli rimastigli.

 

Ma siamo o no nel '68?

E allora mettiamo la fantasia al potere e fantastichiamo di ascoltare una di queste iatture del creato mentre sfoga le sue frustrazioni su un sorpreso passante.

 

Ore 14 (malinconico).

-E pensare che stavo così bene!

-L'altro poteva abbandonare...

-Dopo dodici pesate ha spostato la sua Signora accanto ai puledri.

-Vuol darsi all'aceto? - ho pensato.

-E poi non esisteva nemmeno nel manuale teorico-pratico della premiata ditta Porreca..., nè tantomeno sull'enciclopedia vinicola di Belgrado.

-Quindi ero certo che si trattasse di un'idea Schlechter...

 

Ore 17 (meditabondo).

-Forse con l'alambicco di Aljechin...

-Ma poi figurati, neanche con le Botti di Vinik!

-Però con le Euwe rosé forse...

-Ma no, è un'idea che non vale un Geller.

-E quel Tal che analizzando... ; no, era proprio una mossa alla Trojanescu (non sobbalzate si tratta di un GM rumeno contemporaneo).

 

Ore 23 e 30 circa (belando).

-Beh, ora ti lascio andare perché devo correre a comperarmi un Sax.

-Ti aspetto domani sotto i Portisch; devo ancora raccontarti di quella partita di uve Barbero che...

 

E continuando scleroticamente a vaneggiare su non si sa bene quali improbabili rivincite, si allontana senza nemmeno accorgersi che voi siete già svenuto da sette ore e che da allora ha continuato a torturare una sagoma pubblicitaria delle FFS che gli rispondeva cocciutamente «Viaggio in treno, viaggio sereno».

 

OK, respirate a pieni polmoni; il pazzoide di turno si è eclissato.

Possa crepare in pace: Amen.

 

40.        DECIME  E  GABELLE

 

             Ma nel frattempo una nuova «ramata» colpì alla nuca i nostri prodi.

Il signore feudale, non contento di averli costretti anni prima ad accettare l'insolita ed inquietante compagnia dei Lancieri del Bengala, chiuse loro le porte anche per gli incontri a squadre e aggiunse pure un'amarissima ciliegina all'arsenico sul loro semifreddo alla cicuta.

Cominciò infatti a pretendere balzelli per il noleggio degli attrezzi da lavoro se usati dentro il suo podere.

 

Che fare?

-Traslochiamo?

- Ma sì, traslochiamo.

- Già, ma dove?

Fiumi di parole e di proposte (come è facile proporre...), poi la decisione.

- Tutti all'albergo Majestic!

- Brindiamo.

 

41.       SBRINZINI

 

           Prima di lasciarci alle spalle il '68 penso valga la pena di soffermarci a grattare ancora un po' di Grana.

Al Sociale di quell'anno si iscrisse infatti un personaggio ormai più atteso che temuto da voi che leggete.

Ritornello (andante con moto).

Sarà lui o non sarà lui? Sarà lui o non sarà lui?

Cerrrto che è lui!

Giovannini Ciano da Caslano, il figliol prodigo del Circolo.

 

- Cosa avrà mai combinato adesso quel pazzerellone? - vi chiederete voi.

Nulla.

Non fece proprio niente.

Non ritirò neanche le dimissioni, ma voleva partecipare.

Apriti cielo!

I membri Boschi, Spiess e, sopratutto, Zambianchi, ligi e coerenti con le loro convinzioni, non ce lo volevano proprio.

 

43.       BASIC MONOLITICO  (con rimpianto e nenia)

 

            L'assemblea propose riconoscente al segretario-cassiere uscente i gradi di Socio Onorario, ma Enzo mostrò le sue zanne bianche e in un probabile eccesso di modestia, o di profonda delusione per gli avvenimenti, rifiutò e si mise alla ricerca.

 

Inizio della nenia (leggere rigorosamente senza intonazione alcuna)

 

 10    Cercò di capire; di scoprire l'essenza di ciò che era successo

 20    e ancora oggi la sta pedinando.

 30    Ma gli eroi, pur cominciando ad essere stanchi, 

 40    non abbandonano le loro trincee.

 50    Sanno che l'Uva a scacchi luganese ha ancora un disperato

 60    bisogno del loro amore, della loro intraprendenza, della loro

 70    fedeltà e della loro impareggiabile esperienza, ma si ripetono

 80    meccanicamente che è davvero troppo tardi per fare

 90    una bella rimpatriata  e  per ispezionare assieme le cantine,

100   controllare minuziosamente i danni ed organizzare

110   la ricostruzione.

120   E Caìssa sofferente si dispera e sussurra: - Parlatevi, aiutatevi,

130   riunitevi, ricostruite, ma sopratutto RICOSTRUITEVI !

140   GOTO 10

 

 

La sera stessa Paolino Gianola presentò un pacchetto di interessanti proposte tra le quali troviamo:

 

a) Un Comitato a dicasteri (niente male. Anzi no, ormai                   

    INDISPENSABILE - agosto '90).                

b) Una retribuzione per il segretario-cassiere (il suo cavallo di

     battaglia).

c) La ricerca di uno sponsor da 2000 franchi annui (lo stiamo

     ancora inseguendo adesso, ma non vuole proprio farsi

     acchiappare).

 

Alla fine Bezzola tornò a presiedere, Schneider gli fece da vice e ci si mise subito all'opera per redigere un nuovo statuto.

 

44.       EFFETTO NOTTE

 

            Con la partenza di Zambianchi si estinsero purtroppo anche i suoi precisi e circostanziati TAZEBAU assembleari, tanto che da quel giorno più che su documenti ufficiali ci toccherà lavorare su...         «lingue ufficiose ».

 

Dal '70, e per 15 anni circa quindi, la ditta declina ogni responsabilità in caso di grossolani errori di ricostruzione.

 

Ciò partendo dal presupposto che rileggere la Storia sulle labbra degli sciamani campanari della tribù può essere simpatico e stimolantissimo, ma probabilmente poco attendibile.

 

Dopo essere passato indenne attraverso due guerre mondiali e aver superato solo con qualche bitorzolo le rivolte studentesche, il vigneto luganese entrò in un periodo oscuro e medioevale che ben corrispondeva alle agitazioni politiche e sociali di quei tempi: rossi contro neri, giovani contro vecchi, ... e indiani metropolitani.

 

45.       OLIMPIA  (1971)

 

            Dal '69 si passa forzatamente, causa l'assenza di sentieri battuti, ad un sintetico volantino del '71 redatto presso l'ennesima nuova sede.

Il nuovo podere fu denominato Olimpia, ma l'attività vinicola languiva al punto che non si partecipò neppure al Campionato svizzero per mancanza di pesatori disponibili.

I soci si vedevano sempre meno nel vigneto e se ciò avveniva si verificava solo nelle ore pomeridiane.

A dimostrazione della disorganizzazione che serpeggiava si ritardò pure il pagamento delle decime ai Landfogti della Federazione svizzera.

 

46.       MCMLXXII  (1972)

 

            La stagione seguente sarebbe stata quella de' «LA SFIDA DEL SECOLO ».

Quella sfida che avrebbe cambiato la vita da clochards di molti viticoltori saccopelisti professionisti.

 

Alle cinque pomeridiane dell'undici luglio infatti sul palcoscenico della Exhibition Hall di Reykjavik il più grande tra i viticoltori mondiali di quell'epoca (Spasskij), indossando un completo abito scuro, si fermò brevemente a chiacchierare con l'arbitro, sedette per effettuare la sua prima mossa (1. d -olcetto- 4), azionò l'orologio dello sfidante (Fischer) e attese.

Sette minuti dopo, Fischer giunse, impeccabilmente vestito come sempre, squadrò la scacchiera per qualche secondo e rispose così:

1.                      ... C -he- f-esseria- 6 (pensando: «sei proprio un bel Merlot!»).

2.                       

Un fremito percorse le schiene degli appassionati di tutto il mondo ed è probabile che a quel tempo, se non avessi dato priorità ad altre meno mentali attività, anch'io mi sarei beccato una bell'influenza a scacchi e forse non avrei sprecato (sprecato?) 20 anni di vita prima di mutarmi in viticoltore incallito.

 

Qualche linea di febbre ad onor del vero la presi anch'io tanto che, durante un pomeriggio particolarmente noioso, ebbi la triste idea di sfidare l'altro frutto delle attività ginniche notturne dei miei.

Mi sentivo tanto Bobby ... ed ero proprio un cane.

Sapevo appena destreggiarmi con gli attrezzi dei viticoltori ed il di me minore non parve molto entusiasta della trovata (aveva l'ultimo

numero di Tex Willer & Co. da spolpare).

Riuscii però a plagiarlo e fu stabilito di fare le cose seriamente e che sarebbe stato dichiarato Campione di casa Branca (urca!) colui che avesse raggiunto per primo i dodici punti (proprio come i due veri!).

 

Il giovane era proprio uno zero al quoto tanto che conducevo beatamente, mi pare, per 9,5 a 0,5 (gli avevo concesso una patta per evitare il suo primo ritiro della carriera) e già cominciavo ad annoiarmi quando «plötzlich der Junge» s'illuminò d'immenso, infilò 12-pesature-12 di fila e vinse.

 

Il rospo era diventato un bel principino e non attese molto tempo prima di pretendere lo scettro regale ticinese.

Questo fatto segnò irreparabilmente le nostre vite.

 

Io, esclusa una scoraggiante partecipazione ad un Sociale dove totalizzai la miseria di tre punti (vittorie con Cavadini e Soldati e pareggi con Boschetti  e Poltera), riposi i miei abiti da viticoltore nella naftalina, chiusi l'armadio e gettai la chiave.

Lui invece divenne il prototipo del pazzoide-schizzoide-alcoolista acuto da Uva a scacchi.

 

54.     TIL  (1976)

 

           Nel 1976 venne alla luce un giovin virgulto, figlio di genitori targati ZH che fu battezzato Til (Torneo Internazionale di Lugano).

Del suo primo vagito sappiamo poco, ma del secondo...

 

55.     SONDAGGI COERENTI  (1978)

 

           Quell'anno il condottiero della rubrica vinicola sul C.d.T. decise di verificare se qualcuno leggeva i suoi scritti e lanciò il primo sondaggio della storia sui desii degli appassionati di Uva a scacchi ticinesi.

Ottenne ben 10 (dieci) risposte che vivisezionò con la massima attenzione.

 

56.     INTERMEZZO UNIVERSITARIO (1979)

 

          Fu l'anno in cui fu varata una grande e pregevole iniziativa:

lezioni serali gratuite di Uva a scacchi al Palacongressi.

La nazionale del buon cuore era composta dai seguenti cinque moschettieri: Bezzola, De Maria, Giordano, Branca S. e Schneider.

 

Gente incredibile questi viticoltori; capaci del meglio e del peggio.

Vulcani di idee geniali e di repicche incomprensibili, generosi come vecchietti coi loro nipotini e acidi come zitelle da AVS, simpatici come Benigni e odiosi come... beh, fate un po' voi.

 

57.     BALIVI

 

          Il piccolo Til Open nel frattempo aveva compiuto quattro anni e cominciava a sentirsi poco a suo agio, qui in casa sua, abbigliato  col Trachte (vestito tipico svizzero tedesco).

Ma ciò che lo disturbava di più erano quegli strambi e, secondo lui, poco virili esercizi di Jodel che gli venivano imposti dai balivi della Limmat.

Quando poi padre «Gessler» Nagler gli ventilò la possibilità di finire sottovuoto e sottochiave, qualcosa in lui si ribellò.

Rubò il tamburo di latta allo zio Grass e cominciò a rullare a più non posso.

 

58.     IL RITORNO DELLO JEDI

                (settembre nero)

 

          Tanto bene era iniziato l'anno, tanto «stranamente» terminò.

Su quanto avvenne tra i filari pronti per la vendemmia quella tormentata sera del 18 settembre 1979 si potrebbe disquisire a lungo.

 

Di sicuro sembra esserci un fatto solo.

Qualcuno sottrasse abilmente la sedia da sotto le parti meno nobili dell'allora presidente Pitteri e si avvinghiò al timone del Circolo.

Chi fu questo qualcuno?

Su, su fate uno sforzo.

Sì, sì ci siete arrivati!

Come dite?

- L'è mia pusibil! -

Le vie del Signore...

 

Ma come verificare i fatti?

Purtroppo, essendo le memorie degli allora presenti curiosamente... assenti, non mi rimane che sottoporvi due versioni rigorosamente senza commenti.

 

Testimonianza Bachmann (interrogatorio telefonico).

 

«Giovannini diventò presidente e... (pausa di ricerca con risatina) in due ore distrusse completamente il Circolo.

Ritirò la squadra perchè secondo i suoi calcoli si dovevano fare...

(pausa con precisazione sull'amenità dell'esempio) 6 Km di treno più del Tribchen.

Scrisse allora una lettera di fuoco alla Federazione svizzera...»             (pausa finale con precisazione di profondi sentimenti di amicizia nei confronti del citato Ciano).

 

Testimonianza Giovannini (collage di risposte vaghe e fumose estorte con grande pazienza sull'arco di vari mesi).

 

«Non è vero che ho buttato in aria il Circolo.»

«Non c'erano piu' giocatori che volevano giocare.»

«Costavano troppo le trasferte.»

 

Riassumendo:   1. La squadra del Circolo, che giocava in prima

                                      divisione (!) fu ritirata.

                                 2. Si decise di continuare l'attività competitiva

                                      misurandosi solo con squadre della vicina Italia.

 

59.     UNA PER TUTTE?

 

          Di questa particolare idea di cimentarsi solo contro «equipo» italiane non ci risulta se ne sia fatto gran che (probabilmente nulla).

Siamo alle solite, proporre è facile, applicare un po' meno.

Un'esperienza comunque fu tentata precettando gli adepti di tutti i vigneti ticinesi.

Il risultato sportivo può definirsi tranquillamente sconsolante.

 

Vai Batman!

 

60.     OPEN  (1980)

 

           In quel tempo, fortunatamente per ogni sfegatato vigniaiolo ticinese che si rispetti, De Maria partorì, istigato dal solito Suslov, il Gran Mogol della sua vita scacchistica: l`OPEN INTERNAZIONALE di LUGANO.

Lavorò come pochi e, sorretto dalla sua forte personalità e dal suo entusiasmo, trascinò nella gloriosa avventura un manipolo di sfegatati e competenti collaboratori.

Per dieci lunghi anni dedicò gran parte del suo tempo libero all'adorato figlio e questi lo ricambiò colmandolo di innumerevoli soddisfazioni tra le quali una compagna per la vita.

Quantificare quanto seppero fare «San Francesco» e i suoi fidi per l'Uva a scacchi rossoblu per due lustri è impossibile (forse un giorno qualche appassionato si prenderà la briga di offrire a tutti un resoconto scritto di questa epopea?); per farsene un'idea basti questa osservazione: l'Open di Lugano era secondo solo a quello di New York

E scusate se è poco!

 

61.     13 000

 

          Sempre nell'80 il nostro Circolo si impose ai Campionati ticinesi a squadre, svoltosi sulle rive del Ceresio, con un probante e definitivo 8 su 8 e 18 punti individuali.

Chi giocava?

Gente da poco!

C'erano «solo» Boschetti, Branca S., Giordano, Venturelli L., Lepori e Guglielmetti.

13 000 metri Elo sul livello della scacchiera!

 

Con un gruppo così, eventualmente integrato da Schneider, Bleuel e De Maria, si poteva spianare il Gottardo.

Altro che ritirare la squadra dal Campionato svizzero!

-Hug!- ho detto.

Cominciate pure a lapidarmi.

 

62.     UL TOGN

 

          Personaggio particolare e stravagante Antonio Schneider è da anni una delle figure di spicco tra i filari ticinesi.

Gran Vizir dei Ruspanti di Comano (una specie di gruppo di Teste di Cuoio infiltratosi prepotentemente e con eccellenti risultati tra le fitte maglie delle difese vinicolo d'oltr'alpe) risulta amato o odiato a seconda dei casi per quel suo fare un po' guascone che lo contraddistingue.

Fu per anni capitano e responsabile di diverse squadre e non sempre il suo impegno fu contraccambiato com'egli s'attendeva.

Lo leggiamo qui di seguito da dimissionario.

 

Poliglotta per lavoro ci permettiamo di riassumervelo qui sotto in un paio di sue «storiche» esibizioni di pesatura.

 

1968; Schneider - Bezzola (Campionato Ticinese).

 

1.e4,e6     2.d4,d5     3.Cc3,Ab4     4.Ad2,dxe4     5.Dg4,Cf6     6.Dxg7,Tg8     7.Dh6,Dxd4     8.000,Af8     9.Dh4,Tg4     10.Dh3,Dxf2

11.Ae2,Th4     12.Dxh4,Dxh4     13.g3,Dh6     14.Axh6,Axh6+

15.Rb1,Ad7     16.Ch3,a6     17.g4,e5     18.Cf2,Ac6     19.Thf1,Cbd7

20.h4,Ae3     21.g5,Cg8     22.Cfxe4,Ce7     23.Cf6+,Cxf6     24.Txf6,Cg8     25.Tf5,Ad4     26.Ah5,000     27.Txf7,b5     28.Ce2,Rb7

29.Txh7,Ae4     30.Tf7,Rb6     31.Cxd4,exd4     32.Tf4,d3     33.Txe4,dxc2+     34.Rxc2 e il nero abbandona.

1968 schneider-bezzola

 

1971; Schneider - Creati (Campionato Ticinese).

 

1.e4,c6     2.Cf3,d5     3.Cc3,dxe4     4.Cxe4,Ag4     5.Ac4,e6     6.h3,Axf3     7.Dxf3,Cf6     8.c3,Cxe4     9.Dxe4,Cd7     10.d4,Cf6

11.Dc2,Dc7     12.Ag5,Ae7     13.Ad3,h6     14.Ad2,00     15.g4,Cd5

16.h4,Cf4     17.Ae4,c5     18.dxc5,Axc5     19.000,Axf2     20.Rb1,Ag3

21.Tdg1,Cd5     22.g5,h5     23.g6,f5     24.Axd5,exd5     25.Dd1,Tfe8

26.Dxh5,Ae5     27.Dh7+,Rf8     28.Ag5 e il nero abbandona.

 

1971 schneider-creati

 

Chi dice che sa cavarsela solo con le uve rosse, mentre denuncia limiti con quelle bianche?

    

63.     SCISSIONE

 

           Malgrado lo splendido risultato nei ticinesi a squadre un nuovo uragano si stava appropinquiando.

L'ufficio meteorologico del vigneto lo aveva anticipato da mesi (da quella famosa sera del 18 settembre '79), ma nessuno approntò valide difese per le delicate viti.

Nessuno osò fronteggiare Capitan Giovannin Burrasca e lui spasmodicamente aggrappato alle leve del potere e sentendosi ormai accerchiato dalla fronda di Boschetti e Poschusta (secondo lui istigati dal Factotem del Magnifico Borgo), si rimembrò della famosa frase «Crepi Sansone con tutti i Filistei ».

 

Dapprima escluse con un colpo di mano lo stesso Boschetti dal Comitato, sotto lo sguardo interdetto di Schneider, richiamando all'assemblea tutti i suoi fidi.

Di seguito espulse pure dei viticoltori dal podere senza averne diritto!

 

Ed il tempio crollò.

Boschetti tentò il lancio di un nuovo vigneto denominato Bobby Fischer e organizzò una pesatura BLITZ in quel del Piccolo Grill che però non ebbe seguito malgrado i 200 franchi di supporto offerti da Gianola Paolino.

Per finire migrò verso lidi più caldi ed accoglienti e finì tra le braccia di Cavadini Sergio dove ancora oggi sta in compagnia di Saesseli senior  and junior.

 

- Beh, che razza di crollo è mai questo?

  Al massimo si puo` parlare di qualche crepa.

 

Poveri illusi; questo fu solo l'antipasto!

Il bouquet finale di questi accecanti fuochi d'artificio lo si ebbe quando Venturelli S., Zambianchi e Co. decisero che era ora               «di basta» e scavarono un fossato tipo canale di Corinto a metà     del podere  fondando il Circolo Bianconero.

Questo nuovo vigneto se avesse potuto fruire di una sede degna, e se i resoconti labbiali giunti sino a me son veri, avrebbe tranquillamente soppiantato il vecchio e glorioso Circolo Luganese.

67.     SEI  PICCOLI  GIOIELLI (1984)

 

           Nacquero quell'anno, su iniziativa di De Maria (la mente),con il gran lavoro di Branca S. e Sonzogni (le braccia) e col  «grano» della meritevole Banca del Gottardo (istituto di credito che tanto ha fatto per l'Uva a scacchi ticinesi prima che un Gozilla giapponese la fagocitasse), nacquero dicevamo i Manuali di scacchi per le Scuole medie ticinesi.

Era l'ennesimo e più organizzato tentativo di coinvolgere la Scuola nelle vigne.

Fallì.

68.     SOLDATI (1985-90)

 

           Il 4 aprile, e dopo tre anni di sforzi ed iniziative incomprese, l'entusiasmo di Frauchiger ammainò bandiera bianca e, di fronte ad una mega-assemblea composta da ben 10 soci (sic!), Soldati fu praticamente costretto a diventare ad interim il nuovo «Servo del Circolo» (espressione tratta dal Vangelo secondo John Suslov, 1985 d.C.).

La situazione finanziaria ed ambientale del vigneto che ereditò il buon Solgia era, definita in politichese, piuttosto complessa (il volgo preferirebbe la più semplice e censurabile espressione di «Un casino da la...»).

 

Ma qualcosa bisognava pur fare per rianimare il moribondo...

Così, sotto la sua presidenza e con il sostegno di Dude, si ottenne un obolo di Fr.500 annui dall'Esecutivo luganese, si ridusse sensibilmente l'attività, si cercò di scaricare quelli del capitolo 14º, si chiese alla potente Pharmaton di far da madrina al vigneto (niet), l'Open gli fece addirittura una flebo da 200Fr., ci si mise in fila per ottenere un piccolo appezzamento presso il costruendo Centro Civico della città di Lugano, si tentò di rilanciare le serate di studio e, alla fine di un diverbio con Schneider concepito in quel del Monte Ceneri, si pensò di rifondare un movimento giovanile e di chiedere il suo contributo (ma non se ne fece nulla).

 

Certo non tutto è stato realizzato, ma almeno nel vigneto era tornata la vita.

 

69.     CENTO  A  UNO (1988)

 

 

          Pioveva a dirotto quel tardo pomeriggio di luglio dell'88 quando, attratto dagli odori e incuriosito dai rumori, mi decisi a varcare la soglia del podere.

Erano mesi (anni?) che desideravo fare il gran passo, ma qualcosa di poco razionale mi tratteneva.

Voci tendenziose infatti mi dipingevano un quadro non proprio idilliaco dell'atmosfera che vi regnava.

Su alcuni dei vigniaioli poi mi erano giunte brezze auricolari raccapriccianti anziché no.

Ma quel giorno era «Il Giorno».

Mi sentivo tranquillo o, per dirla alla francese, décontracté.

-L'orco - mi dissi - non sarà poi così brutto.

 

Finii fantozzianamente al primo piano dove incontrai i signori Niente e Nessuno (Cumincium ben! - pensai).

Ridisceso entrai nella tombale saletta-magazzino e mi imbattei in un ragazzotto tondo tondo (Vladimiro) che, in 14 secondi e 9 decimi, mi raccontò tutto e il contrario di tutto del vigneto: orari, luogo, attrezzi, soci, gerarchie, regolamenti, disposizioni interne, personaggi e ambiente (decisivo per me).

Stordito e perplesso (le mie informazioni non collimavano) mi ritrovai tra i filari dove una dozzina di adepti fustigava selvaggiamente degli incolpevoli orologi da tavolo.

 

Colui che scoprii poi essere De Giorgi mi guardò di sfuggita e ad una mia interrogazione rispose con distacco e quasi con sofferenza:

- Sì, l'è chi ul Circul. Num sem sempru chi tuc i dì- e continuò indifferente il suo blitz col Marino.

Gli altri zitti e mosca; parevano androidi cui era stato concesso solo l'uso del braccio destro (il famoso braccio del blizzista); fosse entrato un canguro forse l'avrebbero degnato di uno sguardo.

Non lo ero.

 

Allora quelle voci...

 

Estrassi dal marsupio il martello e decisi di rompere il ghiaccio.

Adocchiai in un angolo tale Giovanni Luraschi e, sfoderando 32 denti e una carie, gli chiesi:

- Vuol fare una partita?

Il suo: - No. Io guardo soltanto. - mi infilzò perentoriamente tra la 4ª e la 5ª costola della cassa toracica.

 

Vladivostok il 21di febbraio, ore 4 del mattino.

-Che ci faccio qui?

 

Non solo il ghiaccio non aveva ceduto, ma mi aveva rimandato elasticamente una mazzata terribile proprio alla radice del naso.

Un dolore profondo, sferzante e gelido mi squarciò il cerebro mandandomi in iperventilazione e parcheggiando accuratamente     i miei battiti cardiaci sul freddo marmo dell'obitorio.

 

- Oh, esagerato!- dirà qualcuno.

Già, ma io che ci posso fare se sotto la mia maschera da Gheddafi batte un cuore da emotivo?

Fui salvato non so più da chi e cominciai a giocare (... pardon, a blizzare).

 

Da quella sera, e per oltre tre anni, sono stato senza dubbio uno dei più assidui frequentatori del vigneto.

Il Circolo diventò per me una seconda casa.

L'ambiente era gaio, spensierato, interessante e coinvolgente.

In poche parole me ne innamorai.

E che crepassero tutte quelle malalingue che me lo avevano descritto come il luogo dove la più becera indifferenza verso i rapporti umani regnava sovrana.

Niente di tutto ciò ho vissuto.

Certo ognuno ha la sua personalità e ciascuno difende il suo spazio vitale, ma probabilmente chi si è fatto un (pre) concetto così negativo del Circolo luganese deve aver sbagliato l'approccio o mancato di tatto e di saper vivere (a Giovannini diedi del «Lei» per quattro mesi finché lui decise che ero «potabile» e che meritavo il suo «Tu»).

 

Durante tutto questo tempo ho avuto una sola esperienza umana e sportiva negativa.

 

Una sola su oltre 100!

 

Meditate gente, meditate.

 

70.     LATTONZOLI  CON  DIVAGAZIONI  (1988)

 

          Quell'anno, quattro anni fa, i primi giovanissimi furono amorevolmente accompagnati a visitare il vigneto accuditi da Fabio Branca («L'uomo del vivaio» lo definì allegramente il solito CìGì).

Era il possibile inizio di qualcosa di importante: dare degli eredi agli attempati viticoltori luganesi.

Era una finestra aperta sul futuro.

Era l'essenza stessa della vita applicata agli scacchi.

Era...

Già, era...

 

Divagazione di un maestro che sfilosofeggia

 

Concetto: Per osservare devi uscire da te stesso, per vedere non è                       

                     necessario.

 

L'avete mai osservato (dico osservato e non visto) un bambino che gioca?

Avete mai captato la sua ansia prima di un incontro?

E il suo comportamento, l'avete notato?

E la sua gestualità?

E la gioia straripante dopo una vittoria?

E le sue lacrime di sconfitto orgoglioso che premono ai lati di due occhi vitrei?

Quegli stessi occhi vispi e arditi che poco prima si muovevano impazziti ricamati da emozioni mal governate?

E i suoi pugnetti chiusi?

 

Che grande scuola di Vita è questo gioco.

Impareggiabile e insuperabile.

Unico.

 

Se non lo avete fatto vi siete persi l'opportunità di viaggiare nel tempo; di riscoprire voi stessi attraverso lui.

Avete perso un'occasione unica per ringiovanire e sentirvi  meno soli ed inutili nelle vostre infantili (paradosso?) certezze.

 

Possibile che siate già così vecchi da non ricordarvi più di quando avevate voi la sua età?

Di quando avete cominciato a giocare?

 

Lui è il futuro.

Lui è la sola speranza reale per ciò che amate: per gli scacchi, per il Circolo e per voi stessi.

Il primo trapianto comprendeva una quindicina di germogli.

Li portai a visitare l'Open e fummo accolti con grande cordialità, simpatia e, oso dire, gioia.

Fu proprio una lietissima sorpresa.

-Ma come mai con tutto questo entusiasmo, con tutto questo calore nessuno si preoccupa di far giocare questi bambini?- mi chiesi.

Detto e fatto.

Per due anni ci spostammo entusiasti attraverso tutto il cantone rincorrendo ogni manifestazione che ritagliasse un po' di spazio per i giovanissimi.

Scoprii di essermi sbagliato; di gente che lavorava per loro ce n'era eccome.

Bastava passare il Ceneri o il Ponte di Melide.

Giocarono alla Minichallenge e al Torneo Innovazione (Cavadini),al torneo del GAS a Locarno(Ziegler) e a quello di Gentilino (Branca e Lucchini), ai Campionati ticinesi Scolari a Lodrino(Sonzogni) e a quello delle Medie a Canobbio(Tettamanti e Sonzogni).

Sfidarono persino i maestri di M.Nuovo che avevano appena terminato un corso di 10 lezioni e vinsero senza trucchi e senza accondiscendenza (5,5 a 2,5).

Scrissero al Campione del Mondo che rispose loro di suo pugno (!), visitarono la mostra della B.d.G. e, nel 1990, ben cinque di loro parteciparono al Campionato Sociale all'età di 10 anni (!!!), giocando dalle 19 e 30 alle 22 e 30, annotando le mosse, non dando un forfait che fosse uno e totalizzando, su sette incontri e con 24 partecipanti, tre volte 2 punti e due volte 3 punti (gli stessi di Morosini, Beltrani, Boffi e Zappa) a mezzo punto da Bachmann e Riva.

 

Divagazione di un maestro che teme la primavera.

 

- Perbacco! - esclamerà qualcuno sfregandosi le mani - Dove sono  questi campioncini?

- Qui dietro, - risponderò io - in via Degli Scomparsi al nº15.

 Ce li siamo giocati.

 Nulla è più purtroppo.

Se vuoi conoscere i loro nomi comunque spulcia la lista dei soci alla voce Scolari.

Ora sono solo buoni per rimpolpare il numero degli affiliati.

Scacchisticamente non esistono più.

Molte delle loro lapidi, come vedi, ancora figurano nell'elenco per dare una parvenza di vitalità giovanile al Circolo quasi a giustificarne l'esistenza.

 

- Ma come mai? Cosa è successo? Perché?

 

- Beh, sai... Senza sede, senza aiuto e senza calore si sono dapprima intristiti, poi smarriti e per finire estinti.

 

- Ma io non sapevo...; io potrei dare una mano...; io farò in modo...

 

- Troppo tardi messere; sperare d'agganciare all'amo un'altra volta la stessa trota dopo essersela lasciata sfuggire sarebbe chieder veramente troppo. Non trovi? E poi con la concorrenza spietata che c'è in giro...

Però, se hai davvero un interesse serio come mi pare, ti informo che avrei trapiantato in quell'angolo laggiù un'altra dozzina di «barbatelle».

Hanno l'entusiasmo e le capacità dei primi; io li ho preparati bene e loro mi hanno seguito con impegno e costanza; pensa che perfino la Scuola li ha favoriti permettendo loro di assentarsi durante le ore di lezione (!) per partecipare, per dimostrare  il loro valore.

Giocano con passione e felicità e sono pronti a seguirti in capo al mondo appena li avrò lasciati liberi di scorazzare nel vigneto.

Ciò avverrà alla fine della primavera ventura e io non sopravviverei ad un'altra delusione.

Sai ho il triste presentimento che sarà proprio la fine di un'altra primavera.

La fine della speranza e del futuro.

Se vorrai pensare a loro, se vorrai amarli ed accudirli, te ne saranno eternamente grati.

Io posso già darti qualche indicazione, anzi ti consiglierei di...

 

- Sì,sì capisco e sono abbastanza interessato; ma ora è un attimino presto per discuterne. Ne riparleremo magari tra un po'.

Mi sembra che dovrei proprio avere del tempo libero.

Speriamo non capitino imprevisti; sai com'è?!

 

- Certo,certo. So benissimo com'è.

(Puoi scommetterci che so com'è, accidenti se so com'è).

 

- Beh, adesso devo proprio scappare. Mi farò vivo io,OK?

Anzi, facciamo così. Se non ci sono problemi, appena dopo Pasqua ti telefono.

 

E «Penelopo» Branca cominciò a tessere guardando campare il cavallo e crescere l'erba.

 

71.     VENT'ANNI  DOPO (1989 -'90)

 

          Con Spasskij-Fischer nacque la generazione di Boschetti, Branca e Poschusta.

Con Karpov-Kasparov ecco lo sbocciare di quella di Dell'Agosti,  Herrera e Paleologu (un terzetto unito e simpatico, va detto).

Sono i casi della vita; la fatalità che ci condiziona.

Questi ventenni sono le forze nuove del vigneto e, seppur un po' «inciocchiti» da migliaia di blitz, paiono destinati (chi più chi meno, chi prima chi dopo) a raggiungere la meta e a conficcare stabilmente una bandiera luganese ad una quota attorno ai 2000 del monte Elo.

Se son rose poi...

 

Eccovi tre delle loro migliori esibizioni.

 

Dell'Agosti - Malesevic (2339 elo, mo.FIDE): 1-0

Torneo di Primavera 1991 (Circoli scacchistici di Lugano e Bianconero)

 

Malinverno - Paleologu : 0-1

Challenge di Mendrisio 1989

1.e4,e5   2.Cf3,Cc6   3.Ac4,Cf6   4.d3,Ac5   5.c3,Dd7   6.00,d6   7.Ab3,Ad6   8.Ac2,Ag4   9.h3,Ah5   10.Te1,h6   11.Cbd2,g5   12.g4,Ag6   13.b4,Ab6   14.a4,a6   15.Cb3,000   16.b5,Cb8   17.d4,h5   18.Cxg5,hxg4   19.hxg4,Th4   20.f3,Tdh8   21.Ae3,Df8   22.Rf2,Th2+   23.Rf1,Dh6   24.Dc1,Ch7   25.Ag1,Cxg5   Axh2,Dh3+ e il bianco abbandona.  

 

Herrera - Nussberger : 1-0

Campionato Svizzero a Squadre 1992

1.d4,e6   2.e4,d5   3.exd5,exd5   4.Ad3,Ad6   5.Cc3,c6   6.Cge2,Ce7

7.Cg3,00   8.00,Te8   9.Ag5,Cd7   10.Dh5,Cf8   11.f4,Ad7   12.f5,Axg3   13.f6,Db6   14.fxe7,Dxd4+   15.Rh1,Cg6   16.hxg3,Ag4   17.Dh2,De5   18.Ad2,Dxe7   19.Tf4,Ae6   20.Axg6,hxg6   21.Taf1,Dd7   22.Th4,f6   23.Txf6,gxf6   24.Th8+ e il nero abbandona  

 

1992 herrera-nussberger

 

Pazzia estemporanea: non sarebbe stupendamente interessante un incontro-scontro tra la generazione del '72 e quest'ultima?

Io il sasso l'ho lanciato...

 

Quante cose si potrebbero fare e cambiare se ci fosse armonia e buona vonontà!

 

74.     GLI  ULTIMI  3 

 

              Mi sembra importante ora, avviandoci alla conclusione, «dare un po' i numeri» degli ultimi tre Campionati Sociali.

 

I dati che seguono dimostrano una cosa importante: non è vero che i giocatori del nostro Circolo non sanno rispettare gli impegni e che il torneo annuale è disertato e termina sempre a coda di pesce impacchettato con carta ALU della premiata ditta FORFAIT & Co.

 

Se il torneo è organizzato bene, se si dà ai partecipanti la sensazione che qualcuno conduce il gruppo senza per questo volerli prevaricare e che si tratta di una cosa seria e non solo seriosa (soprattutto non cedendo ai personalissimi e strani desii di alcuni «balosauri» del vigneto), tutto procede per il meglio e lo svolgimento è più che regolare senza bisogno di cauzioni in moneta sonante o minacce (mai applicate che io sappia) di esclusione dall'edizione successiva.

 

Due esempi per tutti.

 

a. Quattro anni fa, alla mia prima partecipazione, un numero

     vergognoso di partite non veniva disputato la sera di gioco

     (... e diverse neanche più tardi) e chi non era presente magari

     nemmeno avvisava l'avversario (tanto questo era l'andazzo!).

     Avevo addirittura la sicuramente maligna sensazione che qualche

     «furbacchione» rimandasse sistematicamente gli incontri per

     trarne vantaggio (conoscere il risultato degli avversari non è poi

     così male, o no?).

 

b. Lo scorso anno Schneider  mi telefonò per iscriversi all'ultimo

     istante (mi chiamò il giovedì sera verso le 20ºº a scuola dove

     avevo una riunione e il Sociale cominciava il giorno dopo).

     Gentilmente gli spiegai che gli appaiamenti erano già stati fatti, e

     che siccome sarebbe stato un lavoro enorme per me cambiarli,

     non era possibile, anche se a malincuore, integrarlo tra

     partecipanti

     Fu estremamente corretto e, seppur sorpreso dal rifiuto (-Ma

     come 'na volta mi pudeva?- deve essersi detto esterrefatto), 

     seppur dispiaciuto, deluso e probabilmente un po' stizzito, accettò

     il fatto senza rancore e mai, ripeto, mai  me lo ha rinfacciato o ha

     mostrato risentimento nei miei confronti.

     Onore e merito a lui quindi; e onore e merito a tutti coloro, e sono

     la quasi totalità, che hanno capito e si sono comportati per quello

     che sono: adulti responsabili.

     

Ancora una volta quindi un mio sincero ringraziamento a tutti quei

partecipanti ai Sociali degli ultimi tre anni che hanno ricambiato   l'impegno del Comitato e mio personale con la loro sportività e la loro correttezza: è stata dura ma ne è valsa la pena.

 

                   partecipanti     partite giocate     forfait       %

 

   1989                20                       210                 14         6,5

 

   1990                24                       168                 10         5,9

 

   1991                26                       182                 16         8,7

                        _____                          _____                   ___          

 

                                    70                       560                 40  

Una media del 7% di forfait.

 

520 partite regolarmente giocate su 560, cioè il 93%!

 

Queste sono le cifre.

Queste sono le prove.

Questa è la realtà attuale.

 

CLASSIFICHE   FINALI   DEGLI  ULTIMI  3  SOCIALI

 

1989:  due gironi all'italiana di 10 giocatori + un

     girone all'italiana tra i primi 3 di ciascun gruppo.

 

                     1.Soldati           2.Dell'Agosti(j)       3.Griesenhofer

                     4. Lucchini            5. Della Badia             6. Branca Fabio

                     7. Paleologu(j)    8. Gianola(sen.)        9. Riva Leandro

                   10. Boffi                 11. Alexic                      12.Camponovo(s)

                   13. Herrera(j)     14. Kalatchoff              15. Kellenberger

                   16. El Araby        17. Zufferey(j)              18. Boegner

                   19. Ruetiman(sen.)    

 

Ritirato dopo 10 partite: Frauchiger

 

 

1990:  sette turni a sistema svizzero (Paleologu,vincitore

                     solo grazie al Feinwtg., volle sportivamente disputare

  due partite di spareggio con Soldati... e si giocò il Sociale).

 

                    1. Soldati           2. Paleologu(j)        3. Dell'Agosti(j)

                    4. Amadò                5. Herrera(j)                 6.  Kellenberger

                    7. Kalatchoff          8. Griesenhofer          9. Gianola(sen.)

                  10. Branca Fabio 11.Camponovo(s)    12. Bachmann

                  13. Riva Leandro 14.Zappa                      15. Boffi

                  16. Beltrani             17.Morosini                  18. Bianchini D.(s)

                  19. Bertogl. R.(s)  20.Coglio Nong(s)     21. Bancalà F.(s)

                  22. Colombi R.(s) 23.Wick                          24. Ruetimann(sen.)

  

1991: sette turni a sistema svizzero

 

              1.Marti                 2.Dell'Agosti(j)       3.Soldati

                  4. Faldini                   5. Branca Fabio         6. Amadò

                  7. Lazic                      8. Herrera(j)                9. Gianola(sen.)

               10. Stampanoni      11. Kellenberger      12. Grumelli

               13. Domenech        14. Griesenhofer      15. Van de Kieft(sen.)

               16. Scarfò                  17. Steffen                  18. Kalatchoff

               19. Camponovo(s) 20. Borelli                    21. Kuerzi

               22. Boffi                       23. Zappa                   24. Morosini

               25. Riva Leandro    26. Bianchini Sergio

 

75.     LA  SFERA  DI  CRISTALLO

 

 

          Ed ora?

Quale futuro attende il nostro vigneto?

Quale sarà il destino di viticoltori,uve ed attrezzi?

Ah!, si potesse dare un'occhiata in una di quelle sfere di cristallo...  Una di quelle carezzate dalle mani rugose ed ossute di vecchie streghe con la faccia incartapecorita tipo «capretta dei Pirenei» che tutti abbiamo temuto di incontrare nei nostri sogni di bambini...

 

Prevedere non è possibile.

Consigliare, senza richiesta, è antipatico.

Fantasticare però si può e raccontarvi il personalissimo Eden vinicolo che immagino da anni, pure.

 

Ingerite quindi subito un paio di Alka Seltzer e cercate di digerire questa visita al signor Circolo degente nella camera 75 del vecchio Civico.

 

Cartella diagnostica: aritmia cardiaca(presidenze troppo deboli o troppo «forti») , broncopolmonite congenita(sedi inadeguate) , noduli benigni assopiti (vecchi rancori ed antipatie che paiono superati), anemia perniciosa (assenteismo giocatori più quotati e mancanza di un vivaio)  ed assenza dell'arto superiore sinistro (scissione del Bianconero).

 

Condizioni generali: soddisfacenti (negli ultimi anni si è fatto molto)  ma instabili (è imperativo non interrompere il trattamento, ma possibilmente incrementarlo, onde evitare sciagurate ricadute).

 

Profilassi: mantenere un atteggiamento serio e coerente per evitare che i noduli tornino in attività (se c'è serietà e giustizia si crea un ambiente sano e simpatico).

 

Cura indicata:

1º: 365 Mg annui di un Presidente che abbia personalità, che faccia              

      da regista e da catalizzatore e che non sia assolutista (Beltrani ?) 

2º: Trasloco in ambiente meno umido e malsano (Una sede nuova 

      ed esclusiva).

3º: Reinnesto dell'arto mancante prima che incancrenisca (Siamo 

      già pochi disposti a lavorare per gli scacchi; perché disperdere

       le forze col rischio di essere mediocri in due?  -Bianconero-).

4º  Flebo annuale di globuli rossi tra le 8 e le 14-16 primavere

       (Vivaio).

 

Mantenimento delle prescrizioni:

 

Uno staf(Comitato)  di almeno 11 infermieri (membri)  affiatati, attivi e sempre presenti al suo capezzale con le ipotetiche seguenti mansioni:

 

a.   addetto alla stesura delle ricette                 (segretario-bibliotecar.)

                      (Zambianchi ?) BN-LU

b.   addetto alle spese e ai medicinali              (cassiere-magazziniere)

                        (De Giorgi ?) LU

c.   addetto all'attività ginnica casalinga          (Sociale e tornei Blitz) 

                          (Cogoli ?) BN

d.   addetto alle attività ginniche fuori sede 1(1ª squadra)

                          (Lepori ?) LU

f.    addetto alle attività ginniche fuori sede 2(2ª squadra) 

                     (Stampanoni ?) LU        

e.   addetto alle flebo fino a 11 anni                  (giovani 1) 

                     (Branca Fabio ?) LU

g.   addetto alle flebo dagli 11- 14 anni           (giovani 2)

                        (Antognini ?) BN

h.   addetto alle flebo dai 14 anni in poi           (giovani 3)

                       (Schneider ?) LU

i.     addetto alla ricerca di oboli                          (sponsor e pubblicità)

                            (Marti ?) LU

l.     addetto alle relazioni con altri degenti    (es. Scacco alla Piazza)

                        (Kalatchoff ?) LU                                   

m.  addetto ai sigilli                                                  ( firma documenti )

                           (Soldati ?) LU

             

Personalissimo glossario:

addetto = colui che ha l'incarico di organizzare con l'aiuto degli altri infermieri

(non colui che fa tutto da solo!).

 

Questo è il mio «sogno» e sono cosciente, credetemi,

 che per altri si tratta solo di un incubo

(Caro Branca- mi disse una volta Zambianchi- ma lei è un illuso!)

Ma finché sognare non sarà un reato...

 

E dopo questo Circolo-Disney  posso finalmente ululare:

 

          - HO  FINITO!

 

Per il 100º ci penserà qualcun altro.

Ciao a tutti e... a mai più!

 

 

                                                                                Fabio Branca (agosto '92)

 

 

 


www.chess.it
ChessBase - Partner of the Swiss Chess Federation

© Design 2002  Webmaster: Carlo Medda  info@luganoscacchi.ch   Publypixel  Ultimo agg: 21/11/2009   Home